Resto accovacciata, ferma, come se il tempo si fosse addensato intorno al mio corpo.
Il seno è fuori, nudo, lasciato lì troppo a lungo per essere ignorato. Non lo muovo apposta. Lo sento pesare, tirare leggermente, e ogni respiro lo fa cambiare appena, quel minimo che basta a riportare lo sguardo sempre lì.
Ancora. E ancora.
Il culo è compresso nella posizione, segnato dal tessuto scuro che lo stringe senza pietà. Non c’è modo di non vederlo. È pieno, stabile, inchiodato al centro della scena.
Le cosce lo tengono fermo, tese, e il contatto con il pavimento mi ricorda continuamente dove sono, quanto sto occupando spazio.
Mi volto lentamente, troppo lentamente.
La schiena si tende, il seno resta esposto, il culo non si sposta di un centimetro.
Ogni parte del corpo resta dov’è, come se fosse stata piazzata apposta per costringere lo sguardo a tornare sempre sugli stessi punti.
Non do alternative. Non offro vie di fuga.
Respiro piano.
Resto così.
E più rimango immobile, più tutto diventa inevitabile.
Mentre la mia voce ti avvolge, ti prende piano, diventa il mio corpo che ti si struscia addosso. Ti fa impazzire, mentre ogni parola si trasforma in piacere…
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